giovedì 8 luglio 2010

EFFETTI DEI PESTICIDI SULLA SALUTE

Foto di Alessandra Cenci -Mare inquinato
E’ noto ormai da diversi anni che un’ampia gamma di prodotti chimici, tra cui i pesticidi, gli insetticidi ed i composti della plastica, ai quali siamo quotidianamente esposti,sono in grado di interferire con il sistema ormonale (Scarpe & Skakkerbaek British medical journal 1992, Lancet 1993). Gli autori avevano riportato nel primo lavoro una riduzione del 50% del numero di spermatozoi dal 1938 al 1990 negli uomini dei paesi industrializzati. Nel secondo lavoro, gli stessi autori riportavano che la causa era dovuta all’esposizione durante la vita uterina a prodotti chimici dotati di attività ormonale. Successivamente alcuni scienziati hanno trovato una correlazione tra livello di esposizione a queste sostanze che hanno attività ormonale e un aumentato numero di malattie e di disturbi dell’apparato riproduttore umano.
Gli esperti li chiamano interferenti endocrini o “endocrine disruptors”, in quanto agiscono sul sistema endocrino imitando l’azione degli ormoni prodotti naturalmente dal corpo umano, con ripercussioni sfavorevoli (dannose) che possono provocare alterazioni degli organi, delle funzioni del sistema riproduttivo, dello sviluppo dell’organismo, fino all’insorgenza di tumori dei tessuti riproduttivi (mammella, ovaie, utero, testicoli e prostata). Fra questi ci sono sostanze come il DDT, i bifenili policlorurati (PCB), la diossina, gli ftalati, alcuni metalli pesanti, fitofarmaci, biocidi, antiparassitari e pesticidi, sostanze di uso industriale (composti fenolici, solventi organici).
Nella quotidianità, la principale via attraverso cui veniamo in contatto con interferenti endocrini è quella alimentare. Molti di essi possiedono caratteristiche chimico-fisiche tali da consentirne la persistenza nell’ambiente per lunghi periodi di tempo e l’accumulo nel grasso e nei tessuti di animali, uomo compreso, attraverso la catena alimentare: basti pensare che alcune sostanze sono state trovate nel latte materno umano in quantità rilevanti.
Dagli studi di cinetica molecolare si è visto che questi composti presenti nell’ambiente possono alterare alcune funzioni endocrine ad esempio mimando l’attività degli ormoni naturali, legandosi ai loro recettori imitando ad esempio l’azione dell’estradiolo. La sovrapproduzione di messaggi o le ripetute attivazioni che si verificano in un ambiente non idoneo possono sregolare le funzioni regolate dagli estrogeni. I disgregatori endocrini possono stimolare la formazione di più recettori ormonali sulla superficie o all’interno delle cellule, oppure possono rimanere legati al recettore della cellula per un tempo sufficiente lungo da impedire agli ormoni naturali di legarsi al proprio recettore. Altri composti possono indurre una deficienza degli ormoni naturali interferendo con gli enzimi deputati al metabolismo ormonale, oppure possono alterare la crescita cellulare interagendo con i recettori dei fattori di crescita.
Il sistema endocrino è progettato per rispondere a dosi minime di ormoni. Quantità minute di una sostanza esogena, anche se meno potente degli ormoni naturali, può evocare una risposta. Su Science era stato pubblicato uno studio che dimostra come la combinazione di più disgregatori endocrini sia molto più potente di quanto siano i singoli composti da soli. Sostanze che da sole non sono tossiche e non presentano effetti mutageni, in combinazione con altri composti possono scatenere degli effetti neurotossici potenti, da far concludere ad alcuni ricercatori di avere identificato la vera causa della guerra del Golfo.
Le esposizioni all’uomo avvengono per ingestione di estrogeni presenti nella carne, nel latte e nei suoi derivati, nelle verdure coltivate con i pesticidi, nell’acqua potabile fino all’assorbimento tramite la cute di sostanze estrogeniche contenute nei cosmetici, shampoo, detergenti e deodoranti.
Stanno emergendo anche nuove osservazioni di un possibile danno dei pesticidi sul sistema immunitario, che si traduce in una minore capacità di resistenza agli agenti infettivi.
Anche se l’uso di PCB e DDT è vietato dalla maggior parte dei governi dei paesi industrializzati, frutta e verdura rimangono i generi alimentari più a rischio per la contaminazione da pesticidi. L’istituto superiore di sanità ha scoperto in italia che il 5% dei vegetali per consumo alimentare venduti nei supermercati presenta tracce di pesticidi al di sopra del valore fissato dalla normativa europea. Per ridurre l’esposizione personale è consigliabile preferire alimenti biologici certificati, scegliere prodotti per la casa privi di cloro, eliminare le amalgame dentarie soprattutto se contengono bisfenolo-A. Per maggiori informazioni consiglio il libro veramente illuminante di Fabio Fioravanti e Danilo Ruggeri “Alternative agli estrogeni” della casa editrice Xenia.
Latini G, Knipp G, Mantovani A, Loredana M, Chiarelli F, Söder O. Mini Rev Med Chem. 2010 Aug;10(9):846-55. “Endocrine distruptors and human health”
Mantovani A. Ann N Y Acad Sci. 2006;1076:239-52. “Risk assessment of endocrine disrupters: the role of toxicological studies”

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