domenica 7 novembre 2010

I RISCHI DEGLI ORGANISMI GENETICAMENTE MODIFICATI (OGM)

Foto di Lampone (Rubus idaeus) transgenico- Foto di Alessandra Cenci
Per organismi geneticamente modificati (OGM) si intendono quei microrganismi che sono stati manipolati geneticamente tramite l’introduzione di un gene esogeno, ossia di un gene derivante da un’altra specie. Il gene è quella porzione del DNA che codifica per una proteina. Sono stati così manipolati in particolare piante e batteri con geni derivate da specie completamente differenti, abbattendo importanti barriere di specie, che sono il risultato di millenni di evoluzione. Per fare solo alcuni esempi si sono create fragole transgeniche con il gene di una proteina anticongelante di alcuni pesci dell’antartide per renderle più resistenti al freddo, il mais transgenico (Mais Bt) contenente la protossina insetticida del batterio Bacillus thuringiensis, per renderlo resistente agli insetti dannosi, e la patata transgenica con il gene del bucaneve responsabile della sintesi di una lectina, cioè una particolare proteina in grado di legarsi a molecole di zuccheri, per rendere le piante resistenti all’attacco di possibili patogeni. La lista di questi esempi è molto lunga… Purtroppo non solo nessun OGM ha dato gli esiti sperati, ma ha creato dei problemi completamente inattesi. Il motivo è che il DNA esogeno si inserisce a caso nel genoma dell’ospite creando una serie di problemi inimmaginabili. Il primo a lanciare l’allarme è stato un matematico Jean-Claude Perez, che ha scoperto che l’archittettura dei geni all’interno di una cellula non è casuale, ma segue un ordine matematico secondo la serie di Fibonacci. L’ordine di Fibonacci (1 1 2 3 5 8 13 21 34…) mostra che il rapporto tra numeri interi, partendo da 1 e 1, è tale che ogni nuovo numero è la somma dei due precedenti. Un caso gravissimo è stato quello della patata transgenica divenuta “incomprensibilmente” tossica; infatti, come dimostrò il ricercatore A. Pusztai nella prestigiosa rivista “The Lancet”, i topi che mangiavano le patate transgeniche morivano rispetto ai topi controllo che si alimentavano di patate non manipolate geneticamente. Una delle interpretazioni è che la patata (Solanum tuberosum) appartente alla famiglia della solanacee, come il pomodoro e la melanzana, è una pianta velenosa con l’eccezione del tubero per la patata, e del frutto per il pomodoro e la melanzana dove la solanina non è espressa; ma una volta manipolata geneticamente anche l’espressione dei geni della solanina è stata modificata dando luogo a risultati inattesi. Allo stesso modo le fragole transgeniche hanno prodotto il glicole etilenico, l'antigelo per i radiatori, e sono diventate tossiche, mentre le piante di mais Bt in poco tempo hanno contribuito a selezionare insetti nocivi resistenti alla tossina Bt. Il motivo è che non esiste una protossina che risulti efficace contro una vasta gamma di insetti, quindi il risultato è stato un’amplificazione del problema di partenza. Inoltre per incrementare l’espressione del gene “esogeno”negli OGM, questo viene costruito in laboratorio sotto controllo di un promotore forte (Il promotore è quella parte del DNA che avvia alla trascrizione dei geni strutturali) che è quello del virus del mosaico del cavolfiore (CaMV), che può a sua volta attivare geni che in quella cellula dovrebbero essere silenti con il rischio di mutagenesi, cancerogenesi, attivazione di virus inattivi e ricombinazione di nuovi virus come emerge dagli studi di Mae Wan Ho e colleghi, pubblicati su Microbial Ecology in Health and Disease (n. 10/1998), e su Nature e Nature Biotechnology . I cibi derivati da OGM, possono nascondere anche altri rischi per l'uomo, come l’insorgere di nuove allergie, (come è accaduto nel caso della soia, nella quale è stato inserito un gene proveniente dalla noce del Brasile, o, più recentemente, con il mais StarLink, destinato all'alimentazione animale ed entrato, negli USA, anche in prodotti consumati dall'uomo) o intossicazioni, che magari non vediamo immediatamente, ma che possono produrre effetti a distanza di tempo, indebolendo il sistema immunitario e sregolando il sistema endocrino. Infine un altro rischio, è che poiché per identificare i geni esogeni negli OGM si inserisce come marcatore un fattore di resistenza agli antibiotici; questo marcatore, una volta arrivato nell'apparato digerente attraverso un alimento che lo contiene, potrebbe trasferire tale resistenza ai batteri probiotici che normalmente convivono con l'uomo e questi a loro volta potrebbero trasferire questa resistenza a batteri patogeni; a quel punto quel fattore di resistenza renderebbe nullo l'utilizzo dell'antibiotico specifico. Con questo articolo non intendo demonizzare le biotecnologie in generale, io stessa, sono biologa molecolare specializzata in biotecnologie e lavoro da tanti anni nel campo della ricerca scientifica. Tra gli usi positivi delle moderne biotecnologie vi è ad esempio la produzione di insulina a larga scala che una volta purificata può essere impiegata nella cura dei diabetici, e tutta la ricerca in generale. L’importante è renderci conto che come tutti gli esseri viventi siamo sistemi altamente complessi, ed è auspicabile che il benessere dell’uomo e dell’ambiente siano sempre l’obbiettivo primario.


Per approfondire vi consiglio:
Da: Il bivio genetico Salute e biotecnologia tra ricerca e mercato di Gianni Tamino
prefazione: Ernesto Landi http://www.edizioniambiente.it/eda/catalogo/risorse/4/
Gianni Tamino e Fabrizia Pratesi “Ladri di geni”. www.editoririuniti.it
Jeremy Rifkin “Il secolo Biotech” Il commercio genetico e l'inizio di una nuova era. Baldini&Castaldi.

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