Foto e ricetta di Alessandra Cenci – Ricetta per celiaci
Ingredienti per 2 persone: 400gr di peperoni, 100 grammi di miglio decorticato (deve essere scritto nella confezione), 2 spicchi d’aglio, uno scalogno, olio extra-vergine d’oliva, acciughe, capperi, pomodori secchi, foglie d’alloro, timo, maggiorana, prezzemolo, mentuccia, peperoncino, sale marino integrale.
Cuocere il miglio con il doppio dell’acqua per venti minuti. Il miglio non ha bisogno di ammollo preventivo. A parte far soffriggere delicatamente in un kwok o in una padella, uno scalogno con il peperoncino e prezzemolo ed aggiungere i peperoni tagliati in due metà in senso longitudinale. Aggiungere due dita d’acqua e farli cuocere per 10’ per ammorbidirli. A parte preparare un battutino di aglio con le spezie sopra citate. Preparare in una teglia da forno un letto di foglie d’alloro, un po’ d’olio e mettere i peperoni che sono stati lessati e tagliati in due. Una volta che il miglio si è cotto salarlo poco e aggiungere l’aglio tritato con le spezie, i capperi che sono stati a bagno almeno mezzora in acqua per togliere l’eccesso di sale, i pomodori secchi, e riempire i peperoni con il miglio e le spezie. Versarci sopra le due dita d’acqua con i quali si sono fatti lessare un po’ i peperoni con lo scalogno ed infornarli per 15’ a 150°C. Servire in tavola.
Proprietà del miglio (Panicum miliaceum, L.) Forse l’ utilizzo del miglio in questa ricetta può far sorridere, pensando che è l’alimento preferito dei pappagallini ondulati, ma nella realtà il miglio è un cereale molto antico, originario dell'Asia centro orientale, coltivato anche dagli antichi egizi. Attualmente viene coltivato in Asia ed in Africa. A differenza del frumento, il miglio non contiene il glutine, quindi può essere utilizzato per l’alimentazione dei celiaci, ma attenzione, deve essere scritto nella confezione che è decorticato, perché il suo tegumento contiene glutine; ma queste non sono le sue uniche qualità. Nonostante l’aspetto ingannevole dei suoi minuscoli semini dorati, il miglio ha la ricchezza e la completezza degli altri cereali, infatti le sue proteine sono facilmente digeribili ed assimilabili rispetto a quelle del frumento, e tra i lipidi contiene anche un’alta percentuale di grassi insaturi. Il miglio è anche ricchissimo di oligoelementi come ferro e fosforo e per queste proprietà energizzanti è particolarmente indicato all’alimentazione dei bambini, delle donne in gravidanza, e delle persone che svolgono lavori intellettuali. Il miglio è utile quindi anche nei casi di stanchezza da stress, fisica e psicologica, la depressione perché ricco di magnesio, l’anemia perché contiene ferro, e ed è anche un diuretico. Per le sue proprietà mineralizzanti e per il suo contenuto in silicio è adatto anche alla salute dei capelli, delle unghie, della pelle e della salute dei denti in quanto contiene anche fluoro. Ha anche un buon contenuto di vitamine A, B1, B3, E, ed infine è l’unico cereale ad avere qualità alcalinizzanti. Lo trovate in vendita facilmente nei negozi biologici.
Proprietà dei Peperoni (Capsicum annuum L.) Appartengono alla famiglia delle Solanacee, e sono originari dell'America del Sud (Brasile). I peperoni contengono la "capsicina", un alcaloide che conferisce il caratteristico sapore piccante a questo ortaggio. I peperoni sono molto più ricchi di vitamina C rispetto agli altri ortaggi e persino rispetto agli agrumi. Purtroppo la vitamina C, si degrada con il calore, ma i peperoni possono anche essere mangiati crudi in insalata. I peperoni sono ricchi anche di vitamina P che insieme alla C rinforza i vasi sanguigni e per questo sono eccellenti nel prevenire l’aterosclerosi. Sono ricchi di carotene per cui hanno un’azione anti-ossidante e vitamine del gruppo B. Per il loro contenuto di potassio sono diuretici ed abbassano la pressione, sono ricchi di ferro, iodio, fluoro e zinco e per il loro alto contenuto di fibre sono adatti nelle diete dimagranti e per il buon funzionamento dell’intestino. Essendo un pochino piccanti sono sconsigliati a chi soffre di iperacidità gastrica o ai bambini.
Da: http://www.cibo360.it/alimentazione/cibi/cereali/miglio.htm
http://www.aamterranuova.it/article3668.htm
http://www.giallozafferano.it/ingredienti/Peperoni
http:// www.benessereblog.it/.../proprieta-salutari-dei-peperoni
http://it.geniuscook.com/peperone-dolce-e-aterosclerosi/
NATURALMENTE SANI è un blog di salute naturale, che si occupa di dare alcuni consigli su come essere sani naturalmente senza farmaci, mangiando alimenti sani, e nutrendosi di pensieri positivi ed empatici verso noi stessi, il nostro prossimo e l'ambiente che ci circonda; facendo rifiorire in noi la consapevolezza della nostra bellezza e ricchezza interiore. L'autrice del blog Alessandra Cenci, biologa ricercatrice con il coach Chris Di Meo, ha pubblicato un libro “La Vita che Vuoi” Ed. Darwin.
lunedì 13 dicembre 2010
PEPERONI RIPIENI DI MIGLIO (decorticato)
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martedì 7 dicembre 2010
RUOLO DELL’ALIMENTAZIONE NEL SISTEMA IMMUNITARIO
Foto di Alessandra Cenci- gheriglio di noce
Fin dall’antichità era nota l’esistenza di una correlazione tra qualità del cibo e salute. Il famoso medico Ippocrate di Coo scriveva nel IV secolo a.C. “Fa’ che il cibo sia la tua medicina”, e nella millenaria scienza ayurvedica il cibo rappresentava “l’assoluto”, eppure ancora oggi nei corsi di medicina non è prevista la scienza dell’alimentazione tra gli esami obbligatori. Ci è stato insegnato che il nostro destino è connesso al corredo cromosomico (DNA) che abbiamo ereditato dai nostri antenati, per cui se in una famiglia vi sono stati dei malati di cancro, il nostro destino sarà inevitabilmente segnato. Fortunatamente il progetto genoma (HPG) ha cominciato a scalfire queste vecchie credenze della scienza tradizionale, anche se ironicamente era stato avviato per dimostrare l’opposto. Negli anni 50 alcuni ricercatori americani fecero delle ricerche sulla dieta mediterranea per capire il motivo per cui le popolazioni mediterranee soffrivano di meno rispetto agli americani di disturbi circolatori, infarti e tumori. Dallo studio emerse che nella dieta mediterranea erano presenti molta frutta e verdura e legumi, che hanno un forte ruolo antiossidante, per cui nonostante anche i mediterranei facessero un ampio consumo di grassi, si riducevano notevolmente i rischi di tali malattie. Ho avuto la fortuna di partecipare ad un convegno, dove ho sentito parlare la Dott.ssa Anna Villarini, biologa e specialista in scienza dell’Alimentazione, che lavora come ricercatrice presso il Dipartimento di Medicina preventiva e predittiva all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Dai suoi studi sul progetto DIANA è emerso che, riequilibrando la dieta è possibile anche modificare l’ambiente all’interno dell’organismo, riducendo il peso dei fattori che favoriscono lo sviluppo dei tumori della mammella e che ne ostacolano la guarigione. Una alimentazione basata su un ridotto consumo di zuccheri e di grassi saturi, l’utilizzo di grassi polinsaturi, oltre al consumo di cereali non raffinati, legumi e verdure sono la ricetta per modificare l’ambiente interno in modo da ostacolare lo sviluppo delle cellule tumorali. Il dott. Berrino, coordinatore del progetto DIANA sostiene che alti livelli nel sangue di insulina, ormoni sessuali e del fattore di crescita IGF-I (insulin-like growth factor) sono associati a maggiori probabilità di sviluppare un cancro mammario. Il dott. Bottaccioli nel suo libro “Psiconeuroendocrinoimmunologia” scrive che l’informazione contenuta nel DNA può modificarsi a seconda dei segnali che giungono al nucleo della cellula anche da parte di alcuni nutrienti. Studi recenti hanno dimostrato che nonostante le cellule immunitarie abbiano bisogno di glucosio a causa della loro continua attività per il mantenimento dell’omeostasi dell’organismo, un eccesso di glucosio causa un’infiammazione attraverso meccanismi di attivazione indiretta di geni che producono citochine infiammatorie. La stessa cosa vale per un eccesso di proteine. Tra gli aminoacidi che sono i mattoni con i quali sono costituite le proteine, due sono particolarmente studiati l’arginina e la glutammina in quanto essenziali per l’attività delle cellule del sistema immunitario, linfociti e macrofagi. Di grande importanza per modulare il sistema immunitario sono anche i grassi. Tutti i grassi hanno un ruolo strutturale nella membrana cellulare, ma i polinsaturi hanno un’azione immunomodulante sul sistema immunitario. Infatti a seconda del tipo di grassi presenti nella dieta e di conseguenza tra quelli che compongono le membrane cellulari, le cellule saranno in grado di formare alcuni mediatori, che sono sostanze che mettono in comunicazione le cellule tra loro. Tra queste ci sono le prostaglandine. Se la membrana cellulare è composta in prevalenza da omega 6, verranno formate prevalentemente prostaglandine infiammatorie (della serie 2), mentre se la membrana è formata in buona parte da omega 3, si produrranno prostaglandine antinfiammatorie (della serie 3). Gli omega 6 sono tipici delle carni rosse, bianche, formaggi, uova mentre gli omega 3 si trovano negli oli vegetali spremuti a freddo, nel pesce e nei semi oleosi (noci, semi di girasole, semi di zucca, semi di sesamo, semi di lino) nei vegetali a foglia verde, nei legumi. Gli omega 3 aumentano l’espressione di enzimi coinvolti nella rimozione dei grassi da deposito, in modo che le cellule immunitarie abbiano più energia. Nell’ultimo secolo con l’utilizzo delle alte temperature per la produzione degli oli ed il maggiore consumo di carni si è avuto un brusco cambiamento del rapporto omega 3 su omega 6 passando dal tradizionale 1:2 fino a 1:20. Questo squilibrio ha portato un aumento delle malattie croniche e degenerative e delle malattie allergiche. Attenzione alle margarine che sono grassi vegetali modificati industrialmente, molto meglio poco burro, o quando trovate scritto nelle etichette “grassi vegetali e animali”, vuol dire che si tratta di grassi di scarto. Infine un altro fattore che aggrava lo squilibrio del sistema immunitario è rappresentato dalle carenze di tutte le vitamine, in particolare la C ed oligoelementi derivati dal consumo di frutta e verdura coltivati con concimi chimici e trattate con pesticidi. La bella notizia però che a parità di corredo cromosomico il funzionamento del sistema immunitario dipende da “quello che mangio”, quindi possiamo scegliere la salute per noi e per i nostri figli.
Da: http://www.riflessioni.it/salute_alimentazione_naturale/nutrigenomica.htm
F. Bottaccioli e Anna Carosella “Immunità cibo e cervello”- Ed. Tecniche nuove
M. Trevisan “Liberi da allergie ed intolleranze” Ed. Terra Nuova
A.Villarini con G. Allegro: “Prevenire i tumori mangiando con gusto” Ed. Sperling & Kupfer
Fin dall’antichità era nota l’esistenza di una correlazione tra qualità del cibo e salute. Il famoso medico Ippocrate di Coo scriveva nel IV secolo a.C. “Fa’ che il cibo sia la tua medicina”, e nella millenaria scienza ayurvedica il cibo rappresentava “l’assoluto”, eppure ancora oggi nei corsi di medicina non è prevista la scienza dell’alimentazione tra gli esami obbligatori. Ci è stato insegnato che il nostro destino è connesso al corredo cromosomico (DNA) che abbiamo ereditato dai nostri antenati, per cui se in una famiglia vi sono stati dei malati di cancro, il nostro destino sarà inevitabilmente segnato. Fortunatamente il progetto genoma (HPG) ha cominciato a scalfire queste vecchie credenze della scienza tradizionale, anche se ironicamente era stato avviato per dimostrare l’opposto. Negli anni 50 alcuni ricercatori americani fecero delle ricerche sulla dieta mediterranea per capire il motivo per cui le popolazioni mediterranee soffrivano di meno rispetto agli americani di disturbi circolatori, infarti e tumori. Dallo studio emerse che nella dieta mediterranea erano presenti molta frutta e verdura e legumi, che hanno un forte ruolo antiossidante, per cui nonostante anche i mediterranei facessero un ampio consumo di grassi, si riducevano notevolmente i rischi di tali malattie. Ho avuto la fortuna di partecipare ad un convegno, dove ho sentito parlare la Dott.ssa Anna Villarini, biologa e specialista in scienza dell’Alimentazione, che lavora come ricercatrice presso il Dipartimento di Medicina preventiva e predittiva all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Dai suoi studi sul progetto DIANA è emerso che, riequilibrando la dieta è possibile anche modificare l’ambiente all’interno dell’organismo, riducendo il peso dei fattori che favoriscono lo sviluppo dei tumori della mammella e che ne ostacolano la guarigione. Una alimentazione basata su un ridotto consumo di zuccheri e di grassi saturi, l’utilizzo di grassi polinsaturi, oltre al consumo di cereali non raffinati, legumi e verdure sono la ricetta per modificare l’ambiente interno in modo da ostacolare lo sviluppo delle cellule tumorali. Il dott. Berrino, coordinatore del progetto DIANA sostiene che alti livelli nel sangue di insulina, ormoni sessuali e del fattore di crescita IGF-I (insulin-like growth factor) sono associati a maggiori probabilità di sviluppare un cancro mammario. Il dott. Bottaccioli nel suo libro “Psiconeuroendocrinoimmunologia” scrive che l’informazione contenuta nel DNA può modificarsi a seconda dei segnali che giungono al nucleo della cellula anche da parte di alcuni nutrienti. Studi recenti hanno dimostrato che nonostante le cellule immunitarie abbiano bisogno di glucosio a causa della loro continua attività per il mantenimento dell’omeostasi dell’organismo, un eccesso di glucosio causa un’infiammazione attraverso meccanismi di attivazione indiretta di geni che producono citochine infiammatorie. La stessa cosa vale per un eccesso di proteine. Tra gli aminoacidi che sono i mattoni con i quali sono costituite le proteine, due sono particolarmente studiati l’arginina e la glutammina in quanto essenziali per l’attività delle cellule del sistema immunitario, linfociti e macrofagi. Di grande importanza per modulare il sistema immunitario sono anche i grassi. Tutti i grassi hanno un ruolo strutturale nella membrana cellulare, ma i polinsaturi hanno un’azione immunomodulante sul sistema immunitario. Infatti a seconda del tipo di grassi presenti nella dieta e di conseguenza tra quelli che compongono le membrane cellulari, le cellule saranno in grado di formare alcuni mediatori, che sono sostanze che mettono in comunicazione le cellule tra loro. Tra queste ci sono le prostaglandine. Se la membrana cellulare è composta in prevalenza da omega 6, verranno formate prevalentemente prostaglandine infiammatorie (della serie 2), mentre se la membrana è formata in buona parte da omega 3, si produrranno prostaglandine antinfiammatorie (della serie 3). Gli omega 6 sono tipici delle carni rosse, bianche, formaggi, uova mentre gli omega 3 si trovano negli oli vegetali spremuti a freddo, nel pesce e nei semi oleosi (noci, semi di girasole, semi di zucca, semi di sesamo, semi di lino) nei vegetali a foglia verde, nei legumi. Gli omega 3 aumentano l’espressione di enzimi coinvolti nella rimozione dei grassi da deposito, in modo che le cellule immunitarie abbiano più energia. Nell’ultimo secolo con l’utilizzo delle alte temperature per la produzione degli oli ed il maggiore consumo di carni si è avuto un brusco cambiamento del rapporto omega 3 su omega 6 passando dal tradizionale 1:2 fino a 1:20. Questo squilibrio ha portato un aumento delle malattie croniche e degenerative e delle malattie allergiche. Attenzione alle margarine che sono grassi vegetali modificati industrialmente, molto meglio poco burro, o quando trovate scritto nelle etichette “grassi vegetali e animali”, vuol dire che si tratta di grassi di scarto. Infine un altro fattore che aggrava lo squilibrio del sistema immunitario è rappresentato dalle carenze di tutte le vitamine, in particolare la C ed oligoelementi derivati dal consumo di frutta e verdura coltivati con concimi chimici e trattate con pesticidi. La bella notizia però che a parità di corredo cromosomico il funzionamento del sistema immunitario dipende da “quello che mangio”, quindi possiamo scegliere la salute per noi e per i nostri figli.
Da: http://www.riflessioni.it/salute_alimentazione_naturale/nutrigenomica.htm
F. Bottaccioli e Anna Carosella “Immunità cibo e cervello”- Ed. Tecniche nuove
M. Trevisan “Liberi da allergie ed intolleranze” Ed. Terra Nuova
A.Villarini con G. Allegro: “Prevenire i tumori mangiando con gusto” Ed. Sperling & Kupfer
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domenica 28 novembre 2010
ORECCHIETTE AI PORRI E BIETA
Foto e ricetta di Alessandra Cenci
Ingredienti per due persone: 200 grammi orecchiette, 400 grammi bieta, 1 porro intero, uno spicchio d’aglio, olio d’oliva extravergine, salvia, prezzemolo, peperoncino, paprika dolce, un pizzico di sale marino integrale
Tagliare finemente i porri insieme alla parte verde e tenerli a bagno un’ora in modo da far depositare i residui eventuali di terriccio. Soffriggere delicatamente uno spicchio d’aglio tritato con prezzemolo e salvia e peperoncino, aggiungere i porri scolati e farli cuocere per pochi minuti a fuoco più vivo e poi aggiungere due dita d’acqua per non farli bruciare. A parte lessare le orecchiette. Dopo una decina di minuti aggiungere ai porri, le foglie di bieta lavate e tagliate a pezzetti e aggiungere due dita d’acqua per non farle bruciare. Dopo una ventina di minuti le verdure saranno pronte. A quel punto una volta scolata la pasta ripassarla nel kwok per cinque minuti con le verdure. A cottura ultimata aggiungere la paprika dolce in polvere.
Proprietà dei porri (Allium Ampeloplasum Hocmese)
I porri appartengono alla famiglia delle Liliacee come l’aglio e la cipolla. Anche se l’orine è incerta, in quanto non è mai stato identificato il suo ceppo selvatico, il porro potrebbe provenire dall’ area celtica secondo alcuni, o secondo altri dal medio Oriente. Erano coltivati fin dall’antichità già dagli antichi egizi e poi dai romani sia per uso alimentare che come erbe medicinali. Le loro proprietà diuretiche e galattogene (stimolazione del latte nelle nutrici) erano note fin dai tempi di Ippocrate. I porri sono efficaci contro l’ipertensione in quanto ricchi di potassio, hanno un’azione antispastica e carminativa (impedisce l’accumulo di gas nell’intestino a causa del loro alto contenuto di zolfo) per l’apparato digerente, sono indicati nei casi di stipsi e di obesità ed abbassano il colesterolo, rafforzano il sistema immunitario ed aiutano a prevenire il cancro. I porri sono ricchi di ferro, indispensabile per la produzione dei globuli rossi; sono ricchi di magnesio, importante anche per il sistema nervoso e di silicio fondamentale per il tessuto osseo, sono quindi indicati anche nei casi di anemia ed artrite. Le foglie verdi sono ricche di vitamine A, C, e vitamine del gruppo B. Affinché abbiano tutte queste proprietà vi raccomando di prenderli da agricoltura biologica e di farli cuocere a fuoco lento con una retina spargi fiamma non oltre i 20-30 minuti e con pochissima acqua.
Proprietà della bieta (Beta vulgaris)
Il suo nome deriva dal celtico e vuol dire rosso. Appartiene alla famiglia delle Chenopodiacee come gli spinaci. La bieta è ricca di fibre e di sali minerali, contiene magnesio, ferro e potassio, e calcio, ma contiene un'elevata quantità di acido ossalico (elemento simile al calcio) che interferisce nell’assorbimento del calcio, e una discreta quantità di sodio; per questo motivo è sconsigliato il consumo a chi ha problemi di calcoli renali, biliari o soffre di ipertensione. Le foglie sono ricche di vitamina A e C. Grazie al suo contenuto di fibre ha proprietà lassative ed è diuretica. E’ antianemica ed è adatta nelle diete in quanto ha un basso tenore di calorie.
Da: http://www.taccuinistorici.it/ita/news/antica/daromi---orto---frutti/PORRI-cibo-e-farmaco.html
http://digilander.libero.it/albericofrutta/porro/
http://www.alice.tv/articolo/la-bieta
http://www.lospicchiodaglio.it/index.php?sez=materie&azione=scheda&elemento=32
http://www.biopedia.it/blog/alimentazione/proprieta-nutritive-della-bietola_480/
Ingredienti per due persone: 200 grammi orecchiette, 400 grammi bieta, 1 porro intero, uno spicchio d’aglio, olio d’oliva extravergine, salvia, prezzemolo, peperoncino, paprika dolce, un pizzico di sale marino integrale
Tagliare finemente i porri insieme alla parte verde e tenerli a bagno un’ora in modo da far depositare i residui eventuali di terriccio. Soffriggere delicatamente uno spicchio d’aglio tritato con prezzemolo e salvia e peperoncino, aggiungere i porri scolati e farli cuocere per pochi minuti a fuoco più vivo e poi aggiungere due dita d’acqua per non farli bruciare. A parte lessare le orecchiette. Dopo una decina di minuti aggiungere ai porri, le foglie di bieta lavate e tagliate a pezzetti e aggiungere due dita d’acqua per non farle bruciare. Dopo una ventina di minuti le verdure saranno pronte. A quel punto una volta scolata la pasta ripassarla nel kwok per cinque minuti con le verdure. A cottura ultimata aggiungere la paprika dolce in polvere.
Proprietà dei porri (Allium Ampeloplasum Hocmese)
I porri appartengono alla famiglia delle Liliacee come l’aglio e la cipolla. Anche se l’orine è incerta, in quanto non è mai stato identificato il suo ceppo selvatico, il porro potrebbe provenire dall’ area celtica secondo alcuni, o secondo altri dal medio Oriente. Erano coltivati fin dall’antichità già dagli antichi egizi e poi dai romani sia per uso alimentare che come erbe medicinali. Le loro proprietà diuretiche e galattogene (stimolazione del latte nelle nutrici) erano note fin dai tempi di Ippocrate. I porri sono efficaci contro l’ipertensione in quanto ricchi di potassio, hanno un’azione antispastica e carminativa (impedisce l’accumulo di gas nell’intestino a causa del loro alto contenuto di zolfo) per l’apparato digerente, sono indicati nei casi di stipsi e di obesità ed abbassano il colesterolo, rafforzano il sistema immunitario ed aiutano a prevenire il cancro. I porri sono ricchi di ferro, indispensabile per la produzione dei globuli rossi; sono ricchi di magnesio, importante anche per il sistema nervoso e di silicio fondamentale per il tessuto osseo, sono quindi indicati anche nei casi di anemia ed artrite. Le foglie verdi sono ricche di vitamine A, C, e vitamine del gruppo B. Affinché abbiano tutte queste proprietà vi raccomando di prenderli da agricoltura biologica e di farli cuocere a fuoco lento con una retina spargi fiamma non oltre i 20-30 minuti e con pochissima acqua.
Proprietà della bieta (Beta vulgaris)
Il suo nome deriva dal celtico e vuol dire rosso. Appartiene alla famiglia delle Chenopodiacee come gli spinaci. La bieta è ricca di fibre e di sali minerali, contiene magnesio, ferro e potassio, e calcio, ma contiene un'elevata quantità di acido ossalico (elemento simile al calcio) che interferisce nell’assorbimento del calcio, e una discreta quantità di sodio; per questo motivo è sconsigliato il consumo a chi ha problemi di calcoli renali, biliari o soffre di ipertensione. Le foglie sono ricche di vitamina A e C. Grazie al suo contenuto di fibre ha proprietà lassative ed è diuretica. E’ antianemica ed è adatta nelle diete in quanto ha un basso tenore di calorie.
Da: http://www.taccuinistorici.it/ita/news/antica/daromi---orto---frutti/PORRI-cibo-e-farmaco.html
http://digilander.libero.it/albericofrutta/porro/
http://www.alice.tv/articolo/la-bieta
http://www.lospicchiodaglio.it/index.php?sez=materie&azione=scheda&elemento=32
http://www.biopedia.it/blog/alimentazione/proprieta-nutritive-della-bietola_480/
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sabato 20 novembre 2010
RISCHI DEL SALE RAFFINATO E BENEFICI DEL SALE MARINO INTEGRALE E DI ALTRE ALTERNATIVE AL SALE RAFFINATO
Foto di Alessandra Cenci – Mar Morto (Israele)
La vita nasce dalle profondità saline degli oceani, batteri ed alghe azzurre sono stati i primi esseri viventi. L’ importanza del sale nell’alimentazione era ben nota, in quanto spesso gli antichi greci e romani lo utilizzavano come moneta di scambio, da cui l’origine della parola salario. Il sale è importante per la trasmissione degli impulsi nervosi, per il bilancio idrico salino del sangue e di tutti i liquidi corporei; eppure oggi sono tristemente noti molti problemi legati ad un eccessivo utilizzo di sale come l’ipertensione, ritenzione idrica, edemi, fino ad alcune forme di tumore allo stomaco. Purtroppo la gran parte del sale che si trova oggi in commercio non è più quello ottenuto dalla semplice evaporazione dell’acqua di mare, ma è composto per l’98% da cloruro di sodio, inoltre è stato sottoposto ad un processo industriale di raffinazione privandolo degli altri oligoelementi essenziali considerati a torto impurità e sbiancato artificialmente. Il sale marino integrale, ossia quello ottenuto per semplice evaporazione dall’acqua di mare, contiene una concentrazione ridotta di Sodio, ed una maggiore concentrazione di Potassio e Magnesio, Calcio, Iodio e Fluoro, ma anche tracce di ferro, zinco, rame ed altri. La composizione dell’acqua di mare e quindi del suo sale è molto complessa e varia a seconda delle aree geografiche, della geologia del suolo, dalle caratteristiche delle specie animali e vegetali appartenenti a quel dato ecosistema e via via. Eppure una ricerca di Geleijme J. su British Journal 1994 ha dimostrato che negli ipertesi l’utilizzo del sale marino integrale ha ridotto la pressione arteriosa grazie all’effetto benefico del potassio e del magnesio e del calcio. La pressione arteriosa è infatti regolata dall’equilibrio del calcio, del magnesio e del potassio in relazione al sodio. E’ stata anche trovata una correlazione tra carenza di magnesio e rischio di infarto. Ovviamente anche questo sale va utilizzato con molta moderazione, e bisognerebbe limitare il consumo di alimenti in commercio con sale aggiunto. Un altro problema della raffinazione riguarda lo Iodio. Poiché come scrivevo sopra, poiché con la raffinazione vengono persi la gran parte degli altri oligoelementi, si è pensato di arricchire il sale raffinato con lo Iodio. Il sale iodato è un integratore chimico non è naturale. I Dott. Noel R. Rose e L. Rasooly, immunologi della Johns Hopkins University (USA) hanno dimostrato che “mentre una minima quantità di iodio, quale quella presente nell’acqua di mare, è necessaria per il buon funzionamento della tiroide, un eccesso di Iodio può portare ad una tiroidite autoimmune in soggetti che hanno un patrimonio genetico suscettibile. Del resto come scrive il Dott. Bottaccioli nel suo libro “Immunità salute e cervello” era noto già da tempo che in persone con disturbi di aritmia, trattate con amioradone, un farmaco anti aritmico che contiene Iodio, si verificava una più elevata presenza di autoanticorpi contro la tireoglobulina, la sostanza da cui la tiroide sintetizza i propri ormoni. Infine alcuni studi sperimentali hanno inoltre evidenziato come il fluoro contenuto naturalmente nel sale marino integrale sia in grado di prevenire la formazione della carie dentaria, e proprio grazie alla presenza del cloruro di sodio e all’importante equilibrio con gli altri oligoelementi il suo processo di assorbimento risulta molto maggiore (Rao, R. Jagadiswara Am. J. Clin.Nutr 1971, Hadjimarkos Nature 1962). Al pari dello zucchero raffinato anche il sale raffinato se consumato in grandi quantità può dare assuefazione. E’ importante quindi, ridurre con consapevolezza la quantità. Ciò non significa che non possiate trovare altre alternative. Oltre ad un limitato consumo di sale marino integrale, un’ altra alternativa è rappresentata dall’uso del gomasio. Il gomasio è ottenuto con semi di sesamo tostato, con aggiunta minima di sale marino integrale, a volte lo si trova anche arricchito di alghe. E’ ottimo per condire insalate ed insaporire zuppe e stufati, ricco naturalmente di calcio, ferro, vitamina A e B, aiuta la digestione e rafforza l’organismo a prevenire le malattie. Lo trovate principalmente nei negozi biologici. Per concludere sui benefici del sale marino ed in particolare quelli del Mar Morto, un bagno in acqua calda di una ventina di minuti con almeno mezzo chilo di sale aiuta a depurare la vostra pelle e la vostra “mente” dalle tossine accumulate e vi ridà lucentezza e riposo.
Da: http://www.sale-salute-benessere.it/it/articolo_1_1_68_sale/il-sale-integrale.html
Francesco Bottaccioli e Anna Carosella “Immunità, cibo e cervello” – Ed. Tecniche Nuove
http://freenfo.blogspot.com/2007/11/sale-marino-integrale.html
La vita nasce dalle profondità saline degli oceani, batteri ed alghe azzurre sono stati i primi esseri viventi. L’ importanza del sale nell’alimentazione era ben nota, in quanto spesso gli antichi greci e romani lo utilizzavano come moneta di scambio, da cui l’origine della parola salario. Il sale è importante per la trasmissione degli impulsi nervosi, per il bilancio idrico salino del sangue e di tutti i liquidi corporei; eppure oggi sono tristemente noti molti problemi legati ad un eccessivo utilizzo di sale come l’ipertensione, ritenzione idrica, edemi, fino ad alcune forme di tumore allo stomaco. Purtroppo la gran parte del sale che si trova oggi in commercio non è più quello ottenuto dalla semplice evaporazione dell’acqua di mare, ma è composto per l’98% da cloruro di sodio, inoltre è stato sottoposto ad un processo industriale di raffinazione privandolo degli altri oligoelementi essenziali considerati a torto impurità e sbiancato artificialmente. Il sale marino integrale, ossia quello ottenuto per semplice evaporazione dall’acqua di mare, contiene una concentrazione ridotta di Sodio, ed una maggiore concentrazione di Potassio e Magnesio, Calcio, Iodio e Fluoro, ma anche tracce di ferro, zinco, rame ed altri. La composizione dell’acqua di mare e quindi del suo sale è molto complessa e varia a seconda delle aree geografiche, della geologia del suolo, dalle caratteristiche delle specie animali e vegetali appartenenti a quel dato ecosistema e via via. Eppure una ricerca di Geleijme J. su British Journal 1994 ha dimostrato che negli ipertesi l’utilizzo del sale marino integrale ha ridotto la pressione arteriosa grazie all’effetto benefico del potassio e del magnesio e del calcio. La pressione arteriosa è infatti regolata dall’equilibrio del calcio, del magnesio e del potassio in relazione al sodio. E’ stata anche trovata una correlazione tra carenza di magnesio e rischio di infarto. Ovviamente anche questo sale va utilizzato con molta moderazione, e bisognerebbe limitare il consumo di alimenti in commercio con sale aggiunto. Un altro problema della raffinazione riguarda lo Iodio. Poiché come scrivevo sopra, poiché con la raffinazione vengono persi la gran parte degli altri oligoelementi, si è pensato di arricchire il sale raffinato con lo Iodio. Il sale iodato è un integratore chimico non è naturale. I Dott. Noel R. Rose e L. Rasooly, immunologi della Johns Hopkins University (USA) hanno dimostrato che “mentre una minima quantità di iodio, quale quella presente nell’acqua di mare, è necessaria per il buon funzionamento della tiroide, un eccesso di Iodio può portare ad una tiroidite autoimmune in soggetti che hanno un patrimonio genetico suscettibile. Del resto come scrive il Dott. Bottaccioli nel suo libro “Immunità salute e cervello” era noto già da tempo che in persone con disturbi di aritmia, trattate con amioradone, un farmaco anti aritmico che contiene Iodio, si verificava una più elevata presenza di autoanticorpi contro la tireoglobulina, la sostanza da cui la tiroide sintetizza i propri ormoni. Infine alcuni studi sperimentali hanno inoltre evidenziato come il fluoro contenuto naturalmente nel sale marino integrale sia in grado di prevenire la formazione della carie dentaria, e proprio grazie alla presenza del cloruro di sodio e all’importante equilibrio con gli altri oligoelementi il suo processo di assorbimento risulta molto maggiore (Rao, R. Jagadiswara Am. J. Clin.Nutr 1971, Hadjimarkos Nature 1962). Al pari dello zucchero raffinato anche il sale raffinato se consumato in grandi quantità può dare assuefazione. E’ importante quindi, ridurre con consapevolezza la quantità. Ciò non significa che non possiate trovare altre alternative. Oltre ad un limitato consumo di sale marino integrale, un’ altra alternativa è rappresentata dall’uso del gomasio. Il gomasio è ottenuto con semi di sesamo tostato, con aggiunta minima di sale marino integrale, a volte lo si trova anche arricchito di alghe. E’ ottimo per condire insalate ed insaporire zuppe e stufati, ricco naturalmente di calcio, ferro, vitamina A e B, aiuta la digestione e rafforza l’organismo a prevenire le malattie. Lo trovate principalmente nei negozi biologici. Per concludere sui benefici del sale marino ed in particolare quelli del Mar Morto, un bagno in acqua calda di una ventina di minuti con almeno mezzo chilo di sale aiuta a depurare la vostra pelle e la vostra “mente” dalle tossine accumulate e vi ridà lucentezza e riposo.
Da: http://www.sale-salute-benessere.it/it/articolo_1_1_68_sale/il-sale-integrale.html
Francesco Bottaccioli e Anna Carosella “Immunità, cibo e cervello” – Ed. Tecniche Nuove
http://freenfo.blogspot.com/2007/11/sale-marino-integrale.html
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sabato 13 novembre 2010
MALTAGLIATI DI FARRO ALLA CREMA DI FUNGHI PORCINI CON NOCI E CASTAGNE
Ricetta e foto di Alessandra Cenci
Ingredienti per due persone:
uno o due spicchi d’aglio, olio, peperoncino, 4 etti di funghi porcini freschi, 6 castagne a testa, 3 noci a testa, prezzemolo, panna di soia, maltagliati di farro (consigliati 70-80 grammi a persona) essendo questo piatto particolarmente ricco.
Incidere le castagne con un taglio trasversale nel pericarpo o buccia in modo da aprirle, tagliarle in due o tre pezzi l’una, anche per assicurarvi che non vi siano all’interno muffa o larve. Farle bollire in poca acqua un quarto d’ora per ammorbidirle, dopo che si saranno ammorbidite si libereranno più facilmente del sottile strato di pellicola che le avvolge. Lavare i funghi porcini, eliminare l’ultima parte del gambo, tagliarli a strisce longitudinalmente e cuocerli a parte, mettendoli in una casseruola o in un kwok dove avete fatto soffriggere delicatamente l’aglio con olio e peperoncino tritato. Se i funghi sono freschi cominceranno a perdere acqua. Nel frattempo aprire le noci, e sminuzzare i gherigli riducendoli poi in polvere fine con un pestello. Quando l’acqua sarà evaporata dal kwok, aggiungere le noci polverizzate e le castagne che avrete battuto con il pestello che saranno diventate farinose, a questo punto dopo aver fatto amalgamare insieme funghi, noci e castagne con l’aggiunta di pochissima acqua per non farle bruciare per circa cinque minuti, potrete aggiungere la panna di soia. Chi preferisce può utilizzare anche la panna normale, ma la panna di soia è in genere più leggera e più digeribile e non contiene grassi saturi e colesterolo ed adatta a chi è intollerante al lattosio. Dopo pochi minuti il sugo è pronto e lo potete spegnere. A parte cocete i maltagliati al farro; li potete trovare in tutti i negozi biologici. Quando mancheranno due minuti alla fine della loro cottura scolateli e ripassateli nella casseruola per due minuti con il sugo che avete preparato e portateli in tavola.
Proprietà della castagna europea (Castanea sativa)
La castagna è sicuramente un frutto genuino perché la coltivazione del castagno non richiede l’utilizzo di pesticidi. Anche se la pianta sembra originaria del Mar Nero o del Caucaso, probabilmente importata dai greci e dai romani si è ben adattata ai nostri climi. Il frutto è ricchissimo di zuccheri, soprattutto saccarosio che è presente in maggiori quantità rispetto al frumento, noci e patate, seguono poi gli altri zuccheri fruttosio e maltosio. Le castagne contengono anche proteine di buona qualità, dalla presenza delle vitamine C, B1, B2, PP e da pochi grassi.Essendo troppo ricche di zuccheri, ed in generale ipercaloriche, le castagne sono sconsigliate a chi soffre di diabete, mentre sono un ottimo nutrimento per gli sportivi; sono consigliate nei casi di astenia, per chi è soggetto a stress, ed inoltre sono un valido alimento alternativo sia per i bambini, che per gli adulti che sono intolleranti al lattosio. Sono ricche di fibre per cui stimolano la peristalsi, e la crescita dei batteri probiotici dell’intestino per cui aiutano a previenire le infiammazioni dell’intestino e sono ottime per la riduzione della colesteroloemia.
Proprietà delle noci (Juglans Regia)
Sono ricche di acidi grassi polinsaturi che aiutano a ridurre il colesterolo, inoltre sono ricche di acido folico, niacina, vitamina E, vitamina B6 oltre a vari oligoelementi come magnesio, rame, zinco, selenio, fosforo e potassio. Sono ricche di proteine e fibre alimentari. Infine contengono melatonina, un potente antiossidante a cui sono attribuite proprietà benefiche per la salute celebrale.
Proprietà dei funghi porcini (Boletus edulis)
Il loro habitat è composto soprattutto da alberi di conifere e latifoglie. Gli antichi cinesi ed i giapponesi li utilizzavano come farmaci per aumentare le difese dell’organismo. Sono ricchi di potassio, amminoacidi essenziali e vitamina B. Hanno un a basso contenuto di calorie e grassi, infatti alcuni li utilizzano nelle diete.
Da:http://www.fontanarossa.net/castagne/24-castagne.html
http://benessere.atuttonet.it/consigli/castagne-calorie-e-proprieta.php#ixzz157415EpH
http://www.madiventura.it/pages/frutta_secca/benefici/benefici_salute.htm
http://www.tipicimediterranei.it/funghi/funghi-porcini.html
http://www.cosar.info/cibo/.../Quali-sono-i-funghi-porcini.html
Ingredienti per due persone:
uno o due spicchi d’aglio, olio, peperoncino, 4 etti di funghi porcini freschi, 6 castagne a testa, 3 noci a testa, prezzemolo, panna di soia, maltagliati di farro (consigliati 70-80 grammi a persona) essendo questo piatto particolarmente ricco.
Incidere le castagne con un taglio trasversale nel pericarpo o buccia in modo da aprirle, tagliarle in due o tre pezzi l’una, anche per assicurarvi che non vi siano all’interno muffa o larve. Farle bollire in poca acqua un quarto d’ora per ammorbidirle, dopo che si saranno ammorbidite si libereranno più facilmente del sottile strato di pellicola che le avvolge. Lavare i funghi porcini, eliminare l’ultima parte del gambo, tagliarli a strisce longitudinalmente e cuocerli a parte, mettendoli in una casseruola o in un kwok dove avete fatto soffriggere delicatamente l’aglio con olio e peperoncino tritato. Se i funghi sono freschi cominceranno a perdere acqua. Nel frattempo aprire le noci, e sminuzzare i gherigli riducendoli poi in polvere fine con un pestello. Quando l’acqua sarà evaporata dal kwok, aggiungere le noci polverizzate e le castagne che avrete battuto con il pestello che saranno diventate farinose, a questo punto dopo aver fatto amalgamare insieme funghi, noci e castagne con l’aggiunta di pochissima acqua per non farle bruciare per circa cinque minuti, potrete aggiungere la panna di soia. Chi preferisce può utilizzare anche la panna normale, ma la panna di soia è in genere più leggera e più digeribile e non contiene grassi saturi e colesterolo ed adatta a chi è intollerante al lattosio. Dopo pochi minuti il sugo è pronto e lo potete spegnere. A parte cocete i maltagliati al farro; li potete trovare in tutti i negozi biologici. Quando mancheranno due minuti alla fine della loro cottura scolateli e ripassateli nella casseruola per due minuti con il sugo che avete preparato e portateli in tavola.
Proprietà della castagna europea (Castanea sativa)
La castagna è sicuramente un frutto genuino perché la coltivazione del castagno non richiede l’utilizzo di pesticidi. Anche se la pianta sembra originaria del Mar Nero o del Caucaso, probabilmente importata dai greci e dai romani si è ben adattata ai nostri climi. Il frutto è ricchissimo di zuccheri, soprattutto saccarosio che è presente in maggiori quantità rispetto al frumento, noci e patate, seguono poi gli altri zuccheri fruttosio e maltosio. Le castagne contengono anche proteine di buona qualità, dalla presenza delle vitamine C, B1, B2, PP e da pochi grassi.Essendo troppo ricche di zuccheri, ed in generale ipercaloriche, le castagne sono sconsigliate a chi soffre di diabete, mentre sono un ottimo nutrimento per gli sportivi; sono consigliate nei casi di astenia, per chi è soggetto a stress, ed inoltre sono un valido alimento alternativo sia per i bambini, che per gli adulti che sono intolleranti al lattosio. Sono ricche di fibre per cui stimolano la peristalsi, e la crescita dei batteri probiotici dell’intestino per cui aiutano a previenire le infiammazioni dell’intestino e sono ottime per la riduzione della colesteroloemia.
Proprietà delle noci (Juglans Regia)
Sono ricche di acidi grassi polinsaturi che aiutano a ridurre il colesterolo, inoltre sono ricche di acido folico, niacina, vitamina E, vitamina B6 oltre a vari oligoelementi come magnesio, rame, zinco, selenio, fosforo e potassio. Sono ricche di proteine e fibre alimentari. Infine contengono melatonina, un potente antiossidante a cui sono attribuite proprietà benefiche per la salute celebrale.
Proprietà dei funghi porcini (Boletus edulis)
Il loro habitat è composto soprattutto da alberi di conifere e latifoglie. Gli antichi cinesi ed i giapponesi li utilizzavano come farmaci per aumentare le difese dell’organismo. Sono ricchi di potassio, amminoacidi essenziali e vitamina B. Hanno un a basso contenuto di calorie e grassi, infatti alcuni li utilizzano nelle diete.
Da:http://www.fontanarossa.net/castagne/24-castagne.html
http://benessere.atuttonet.it/consigli/castagne-calorie-e-proprieta.php#ixzz157415EpH
http://www.madiventura.it/pages/frutta_secca/benefici/benefici_salute.htm
http://www.tipicimediterranei.it/funghi/funghi-porcini.html
http://www.cosar.info/cibo/.../Quali-sono-i-funghi-porcini.html
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domenica 7 novembre 2010
I RISCHI DEGLI ORGANISMI GENETICAMENTE MODIFICATI (OGM)
Foto di Lampone (Rubus idaeus) transgenico- Foto di Alessandra Cenci
Per organismi geneticamente modificati (OGM) si intendono quei microrganismi che sono stati manipolati geneticamente tramite l’introduzione di un gene esogeno, ossia di un gene derivante da un’altra specie. Il gene è quella porzione del DNA che codifica per una proteina. Sono stati così manipolati in particolare piante e batteri con geni derivate da specie completamente differenti, abbattendo importanti barriere di specie, che sono il risultato di millenni di evoluzione. Per fare solo alcuni esempi si sono create fragole transgeniche con il gene di una proteina anticongelante di alcuni pesci dell’antartide per renderle più resistenti al freddo, il mais transgenico (Mais Bt) contenente la protossina insetticida del batterio Bacillus thuringiensis, per renderlo resistente agli insetti dannosi, e la patata transgenica con il gene del bucaneve responsabile della sintesi di una lectina, cioè una particolare proteina in grado di legarsi a molecole di zuccheri, per rendere le piante resistenti all’attacco di possibili patogeni. La lista di questi esempi è molto lunga… Purtroppo non solo nessun OGM ha dato gli esiti sperati, ma ha creato dei problemi completamente inattesi. Il motivo è che il DNA esogeno si inserisce a caso nel genoma dell’ospite creando una serie di problemi inimmaginabili. Il primo a lanciare l’allarme è stato un matematico Jean-Claude Perez, che ha scoperto che l’archittettura dei geni all’interno di una cellula non è casuale, ma segue un ordine matematico secondo la serie di Fibonacci. L’ordine di Fibonacci (1 1 2 3 5 8 13 21 34…) mostra che il rapporto tra numeri interi, partendo da 1 e 1, è tale che ogni nuovo numero è la somma dei due precedenti. Un caso gravissimo è stato quello della patata transgenica divenuta “incomprensibilmente” tossica; infatti, come dimostrò il ricercatore A. Pusztai nella prestigiosa rivista “The Lancet”, i topi che mangiavano le patate transgeniche morivano rispetto ai topi controllo che si alimentavano di patate non manipolate geneticamente. Una delle interpretazioni è che la patata (Solanum tuberosum) appartente alla famiglia della solanacee, come il pomodoro e la melanzana, è una pianta velenosa con l’eccezione del tubero per la patata, e del frutto per il pomodoro e la melanzana dove la solanina non è espressa; ma una volta manipolata geneticamente anche l’espressione dei geni della solanina è stata modificata dando luogo a risultati inattesi. Allo stesso modo le fragole transgeniche hanno prodotto il glicole etilenico, l'antigelo per i radiatori, e sono diventate tossiche, mentre le piante di mais Bt in poco tempo hanno contribuito a selezionare insetti nocivi resistenti alla tossina Bt. Il motivo è che non esiste una protossina che risulti efficace contro una vasta gamma di insetti, quindi il risultato è stato un’amplificazione del problema di partenza. Inoltre per incrementare l’espressione del gene “esogeno”negli OGM, questo viene costruito in laboratorio sotto controllo di un promotore forte (Il promotore è quella parte del DNA che avvia alla trascrizione dei geni strutturali) che è quello del virus del mosaico del cavolfiore (CaMV), che può a sua volta attivare geni che in quella cellula dovrebbero essere silenti con il rischio di mutagenesi, cancerogenesi, attivazione di virus inattivi e ricombinazione di nuovi virus come emerge dagli studi di Mae Wan Ho e colleghi, pubblicati su Microbial Ecology in Health and Disease (n. 10/1998), e su Nature e Nature Biotechnology . I cibi derivati da OGM, possono nascondere anche altri rischi per l'uomo, come l’insorgere di nuove allergie, (come è accaduto nel caso della soia, nella quale è stato inserito un gene proveniente dalla noce del Brasile, o, più recentemente, con il mais StarLink, destinato all'alimentazione animale ed entrato, negli USA, anche in prodotti consumati dall'uomo) o intossicazioni, che magari non vediamo immediatamente, ma che possono produrre effetti a distanza di tempo, indebolendo il sistema immunitario e sregolando il sistema endocrino. Infine un altro rischio, è che poiché per identificare i geni esogeni negli OGM si inserisce come marcatore un fattore di resistenza agli antibiotici; questo marcatore, una volta arrivato nell'apparato digerente attraverso un alimento che lo contiene, potrebbe trasferire tale resistenza ai batteri probiotici che normalmente convivono con l'uomo e questi a loro volta potrebbero trasferire questa resistenza a batteri patogeni; a quel punto quel fattore di resistenza renderebbe nullo l'utilizzo dell'antibiotico specifico. Con questo articolo non intendo demonizzare le biotecnologie in generale, io stessa, sono biologa molecolare specializzata in biotecnologie e lavoro da tanti anni nel campo della ricerca scientifica. Tra gli usi positivi delle moderne biotecnologie vi è ad esempio la produzione di insulina a larga scala che una volta purificata può essere impiegata nella cura dei diabetici, e tutta la ricerca in generale. L’importante è renderci conto che come tutti gli esseri viventi siamo sistemi altamente complessi, ed è auspicabile che il benessere dell’uomo e dell’ambiente siano sempre l’obbiettivo primario.
Per approfondire vi consiglio:
Da: Il bivio genetico Salute e biotecnologia tra ricerca e mercato di Gianni Tamino
prefazione: Ernesto Landi http://www.edizioniambiente.it/eda/catalogo/risorse/4/
Gianni Tamino e Fabrizia Pratesi “Ladri di geni”. www.editoririuniti.it
Jeremy Rifkin “Il secolo Biotech” Il commercio genetico e l'inizio di una nuova era. Baldini&Castaldi.
Per organismi geneticamente modificati (OGM) si intendono quei microrganismi che sono stati manipolati geneticamente tramite l’introduzione di un gene esogeno, ossia di un gene derivante da un’altra specie. Il gene è quella porzione del DNA che codifica per una proteina. Sono stati così manipolati in particolare piante e batteri con geni derivate da specie completamente differenti, abbattendo importanti barriere di specie, che sono il risultato di millenni di evoluzione. Per fare solo alcuni esempi si sono create fragole transgeniche con il gene di una proteina anticongelante di alcuni pesci dell’antartide per renderle più resistenti al freddo, il mais transgenico (Mais Bt) contenente la protossina insetticida del batterio Bacillus thuringiensis, per renderlo resistente agli insetti dannosi, e la patata transgenica con il gene del bucaneve responsabile della sintesi di una lectina, cioè una particolare proteina in grado di legarsi a molecole di zuccheri, per rendere le piante resistenti all’attacco di possibili patogeni. La lista di questi esempi è molto lunga… Purtroppo non solo nessun OGM ha dato gli esiti sperati, ma ha creato dei problemi completamente inattesi. Il motivo è che il DNA esogeno si inserisce a caso nel genoma dell’ospite creando una serie di problemi inimmaginabili. Il primo a lanciare l’allarme è stato un matematico Jean-Claude Perez, che ha scoperto che l’archittettura dei geni all’interno di una cellula non è casuale, ma segue un ordine matematico secondo la serie di Fibonacci. L’ordine di Fibonacci (1 1 2 3 5 8 13 21 34…) mostra che il rapporto tra numeri interi, partendo da 1 e 1, è tale che ogni nuovo numero è la somma dei due precedenti. Un caso gravissimo è stato quello della patata transgenica divenuta “incomprensibilmente” tossica; infatti, come dimostrò il ricercatore A. Pusztai nella prestigiosa rivista “The Lancet”, i topi che mangiavano le patate transgeniche morivano rispetto ai topi controllo che si alimentavano di patate non manipolate geneticamente. Una delle interpretazioni è che la patata (Solanum tuberosum) appartente alla famiglia della solanacee, come il pomodoro e la melanzana, è una pianta velenosa con l’eccezione del tubero per la patata, e del frutto per il pomodoro e la melanzana dove la solanina non è espressa; ma una volta manipolata geneticamente anche l’espressione dei geni della solanina è stata modificata dando luogo a risultati inattesi. Allo stesso modo le fragole transgeniche hanno prodotto il glicole etilenico, l'antigelo per i radiatori, e sono diventate tossiche, mentre le piante di mais Bt in poco tempo hanno contribuito a selezionare insetti nocivi resistenti alla tossina Bt. Il motivo è che non esiste una protossina che risulti efficace contro una vasta gamma di insetti, quindi il risultato è stato un’amplificazione del problema di partenza. Inoltre per incrementare l’espressione del gene “esogeno”negli OGM, questo viene costruito in laboratorio sotto controllo di un promotore forte (Il promotore è quella parte del DNA che avvia alla trascrizione dei geni strutturali) che è quello del virus del mosaico del cavolfiore (CaMV), che può a sua volta attivare geni che in quella cellula dovrebbero essere silenti con il rischio di mutagenesi, cancerogenesi, attivazione di virus inattivi e ricombinazione di nuovi virus come emerge dagli studi di Mae Wan Ho e colleghi, pubblicati su Microbial Ecology in Health and Disease (n. 10/1998), e su Nature e Nature Biotechnology . I cibi derivati da OGM, possono nascondere anche altri rischi per l'uomo, come l’insorgere di nuove allergie, (come è accaduto nel caso della soia, nella quale è stato inserito un gene proveniente dalla noce del Brasile, o, più recentemente, con il mais StarLink, destinato all'alimentazione animale ed entrato, negli USA, anche in prodotti consumati dall'uomo) o intossicazioni, che magari non vediamo immediatamente, ma che possono produrre effetti a distanza di tempo, indebolendo il sistema immunitario e sregolando il sistema endocrino. Infine un altro rischio, è che poiché per identificare i geni esogeni negli OGM si inserisce come marcatore un fattore di resistenza agli antibiotici; questo marcatore, una volta arrivato nell'apparato digerente attraverso un alimento che lo contiene, potrebbe trasferire tale resistenza ai batteri probiotici che normalmente convivono con l'uomo e questi a loro volta potrebbero trasferire questa resistenza a batteri patogeni; a quel punto quel fattore di resistenza renderebbe nullo l'utilizzo dell'antibiotico specifico. Con questo articolo non intendo demonizzare le biotecnologie in generale, io stessa, sono biologa molecolare specializzata in biotecnologie e lavoro da tanti anni nel campo della ricerca scientifica. Tra gli usi positivi delle moderne biotecnologie vi è ad esempio la produzione di insulina a larga scala che una volta purificata può essere impiegata nella cura dei diabetici, e tutta la ricerca in generale. L’importante è renderci conto che come tutti gli esseri viventi siamo sistemi altamente complessi, ed è auspicabile che il benessere dell’uomo e dell’ambiente siano sempre l’obbiettivo primario.
Per approfondire vi consiglio:
Da: Il bivio genetico Salute e biotecnologia tra ricerca e mercato di Gianni Tamino
prefazione: Ernesto Landi http://www.edizioniambiente.it/eda/catalogo/risorse/4/
Gianni Tamino e Fabrizia Pratesi “Ladri di geni”. www.editoririuniti.it
Jeremy Rifkin “Il secolo Biotech” Il commercio genetico e l'inizio di una nuova era. Baldini&Castaldi.
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venerdì 29 ottobre 2010
GNOCCHI ALLA ZUCCA E GAMBERI Ricetta per Halloween
Ricetta e foto di Alessandra Cenci
Ingredienti per 2 persone:
500 grammi di gnocchi, 600 grammi di zucca, 6 gamberoni, 1 spicchio d’aglio, olio extra vergine di oliva, prezzemolo secco, peperoncino, ribes rosso, mandorle, paprika dolce, zafferano, sale
Mettere uno spicchio d’aglio a soffriggere delicatamente con un po’ di olio extra vergine d’oliva in un kwok, con prezzemolo secco, e peperoncino. Aggiungere poco dopo la zucca sbucciata e tagliata a cubetti sottili, e durante gli ultimi cinque minuti di cottura aggiungere i gamberoni freschi che sono stati lavati si sono tolte le antenne e farli cuocere a fuoco lento con il coperchio. Aggiungere a questo punto i singoli fruttini di ribes fresco rosso, con poche mandorle tritate. Controllarli nella cottura e girarli di tanto in tanto. A cottura quasi ultimata aggiungere un velo di paprika in polvere. A parte cuocere gli gnocchi. Quando gli gnocchi sono venuti a galla, scolarli e unirli insieme nel kwok per gli ultimi cinque minuti. A questo punto si può aggiungere lo zafferano che è termolabile. Sia che lo zafferano sia in polvere o che siano gli stimmi, conviene con due dita di acqua tiepida a parte farlo sciogliere in una pentolina e versarlo sugli gnocchi che si coloreranno di un bel giallo acceso. Se l’aggiunta di ribes può fare storcere il naso a qualcuno, consiglio comunque di provare, perché il sapore un pochino amarognolo del ribes contrasta bene con il dolce della zucca. Provare per credere. Servire a tavola. Buona cena di Halloween!
Proprietà della zucca gialla (Cucurbita maxima )
Le proprietà della zucca sono state già descritte da me nel post sul grano saraceno alla zucca e radicchio di questo mese.
Proprietà del gambero rosso (Aristeus antennatus e Aristeomorpha foliacea)
Con il nome di gambero rosso vengono di solito identificate due specie, Aristeus antennatus, detto anche gambero imperiale, ed Aristeomorpha foliacea. Le due specie sono molto simili, per forma colore ed abitudini di vita. Tutti crostacei, tra i quali i gamberi presentano un buon contenuto di zinco, magnesio, iodio e ferro.Lo zinco è importante per il buon funzionamento del sistema immunitario, il magnesio interviene come cofattore in molte reazioni enzimatiche del nostro organismo, lo iodio è importante per il buon funzionamento della tiroide, ed il ferro è indispensabile per formare l’emoglobina matura, e in molte reazioni enzimatiche. Anche se i gamberi hanno un buon contenuto di colesterolo, che è pur sempre importante per la costituzione delle membrane cellulari e come precursore di ormoni steroidi, sono molto ricchi di acidi grassi omega 3. Sono poi molto ricchi di proteine e di vitamine A, B6 e B12, ed hanno anche un ottimo rapporto tra sodio e potassio, quindi contrastano la ritenzione idrica. C’è chi li usa per dimagrire come nell’ottima ricetta scritta nel blog gold.libero.it.
Da: http://www.mareinitaly.it/conosciamo_v.php?id=36
http://www.pescherialaperla.eu/_proprieta_nutrizionali_dei_prodotti_del_mare.html
http://gold.libero.it/dietaefitness/9096918.htm
Ingredienti per 2 persone:
500 grammi di gnocchi, 600 grammi di zucca, 6 gamberoni, 1 spicchio d’aglio, olio extra vergine di oliva, prezzemolo secco, peperoncino, ribes rosso, mandorle, paprika dolce, zafferano, sale
Mettere uno spicchio d’aglio a soffriggere delicatamente con un po’ di olio extra vergine d’oliva in un kwok, con prezzemolo secco, e peperoncino. Aggiungere poco dopo la zucca sbucciata e tagliata a cubetti sottili, e durante gli ultimi cinque minuti di cottura aggiungere i gamberoni freschi che sono stati lavati si sono tolte le antenne e farli cuocere a fuoco lento con il coperchio. Aggiungere a questo punto i singoli fruttini di ribes fresco rosso, con poche mandorle tritate. Controllarli nella cottura e girarli di tanto in tanto. A cottura quasi ultimata aggiungere un velo di paprika in polvere. A parte cuocere gli gnocchi. Quando gli gnocchi sono venuti a galla, scolarli e unirli insieme nel kwok per gli ultimi cinque minuti. A questo punto si può aggiungere lo zafferano che è termolabile. Sia che lo zafferano sia in polvere o che siano gli stimmi, conviene con due dita di acqua tiepida a parte farlo sciogliere in una pentolina e versarlo sugli gnocchi che si coloreranno di un bel giallo acceso. Se l’aggiunta di ribes può fare storcere il naso a qualcuno, consiglio comunque di provare, perché il sapore un pochino amarognolo del ribes contrasta bene con il dolce della zucca. Provare per credere. Servire a tavola. Buona cena di Halloween!
Proprietà della zucca gialla (Cucurbita maxima )
Le proprietà della zucca sono state già descritte da me nel post sul grano saraceno alla zucca e radicchio di questo mese.
Proprietà del gambero rosso (Aristeus antennatus e Aristeomorpha foliacea)
Con il nome di gambero rosso vengono di solito identificate due specie, Aristeus antennatus, detto anche gambero imperiale, ed Aristeomorpha foliacea. Le due specie sono molto simili, per forma colore ed abitudini di vita. Tutti crostacei, tra i quali i gamberi presentano un buon contenuto di zinco, magnesio, iodio e ferro.Lo zinco è importante per il buon funzionamento del sistema immunitario, il magnesio interviene come cofattore in molte reazioni enzimatiche del nostro organismo, lo iodio è importante per il buon funzionamento della tiroide, ed il ferro è indispensabile per formare l’emoglobina matura, e in molte reazioni enzimatiche. Anche se i gamberi hanno un buon contenuto di colesterolo, che è pur sempre importante per la costituzione delle membrane cellulari e come precursore di ormoni steroidi, sono molto ricchi di acidi grassi omega 3. Sono poi molto ricchi di proteine e di vitamine A, B6 e B12, ed hanno anche un ottimo rapporto tra sodio e potassio, quindi contrastano la ritenzione idrica. C’è chi li usa per dimagrire come nell’ottima ricetta scritta nel blog gold.libero.it.
Da: http://www.mareinitaly.it/conosciamo_v.php?id=36
http://www.pescherialaperla.eu/_proprieta_nutrizionali_dei_prodotti_del_mare.html
http://gold.libero.it/dietaefitness/9096918.htm
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